Giorni fa abbiamo scritto e diffuso un elemento tra i più importanti nel funzionamento dello Stato, ossia l’economia.
Erano solamente appunti utili a inquadrare quella materia.
Oggi, similmente, esprimeremo qualche riflessione su un aspetto che, come non mai nel passato, procura molta preoccupazione nei cittadini, ossia la sicurezza. E’ un elemento molto vicino al principale interesse per tutti noi che si chiama libertà.
Il fenomeno, specie di questi ultimi tempi, ha assunto aspetti preoccupanti; consideriamo come una persona che non si senta libera di vivere nella propria casa, né di uscire all’aperto, senza sentirsi sicura e libera di muoversi a piacimento, gli vengono a mancare i primi elementi che uno Stato moderno e civile gli deve assicurare! Al vertice degli interventi per assolvere alla situazione il cittadino comune individua ancora i poteri e l’organizzazione dello Stato; non siamo ancora, per fortuna, a dover ricorrere a protezioni nella sfera privata (salvo eccezioni). L’ideale però sarebbe che gli interventi della mano pubblica agiscano in prevenzione e non quando il misfatto , o il delitto che sia, sono già compiuti, e, invece, diciamolo tra noi, questa necessità sarebbe ex ante, ossia prima che l’atto illegittimo si compia, E ne immaginiamo la montagna di difficoltà e di costi in grado di intervenire con quella tempistica. Oggi la comunicazione che sentiamo, leggiamo o vediamo è zeppa di fatti, piccoli ma anche rilevanti: pensiamo ai pestaggi e ai delitti sui treni, le cosiddette baby gang, i danni materiali fino agli incendi delle auto, i furti e le rapine negli appartamenti con o senza la mancanza di rispetto degli anziani, passando ai ricorrenti delitti di sangue; in questo panorama si nota (è macabro dirlo, si è come passati dalla pistola al coltello), e anche la ricorrenza tra familiari; per non dire del fenomeno della droga nel senso del consumo ma a partire dal traffico e dallo spaccio.
Ora proviamo a pensare alla montagna di risorse che la malavita induce, che non sarebbero certo mai eliminate totalmente, ma ci sarebbe, anche qui, una misura fisiologica e invece la nostra è una necessità esagerata: le forze dell’ordine nei tre principali distintivi, carabinieri, polizia, Guardia di Finanza, poi la magistratura, i processi penali, le carceri con le croniche ristrettezze e con relativi strutture e personale, le avvocature; poi lo Stato, impegnatissimo a procurarsi i mezzi di difesa dai malandrini: risorse economiche che non si ha idea di quante siano; ora è nata la polemica per la dotazione del taser ad ogni uomo in divisa, in pratica una pistola a scariche elettriche che il ministro sostiene perché, dice, sono meglio delle pallottole vere.
Noi sulle prime pensiamo che il ragionamento scorra ma dopo un attimo ci diciamo: quest’arma dà l’idea che per fermare un malintenzionato un cittadino comune si chieda: bisogna usare la corrente elettrica quasi volessimo fulminarlo? ”Lo Stato deve solo difendersi, non ha nessun mezzo per prevenire il reato?” La risposta è: sì, perché la repressione è per la gran parte su illeciti e delitti già successi; vale a dire ex post, e, ripetiamolo, la prevenzione? Ossia Illeciti che si riuscisse a impedirli prima che succedano? Questo è senza dubbio un aspetto da mettere a punto; il cittadino che si rendesse conto che esiste un qualcosa che riesce, più di adesso, a prevenire gli elementi malavitosi oppure anche piccole associazioni a delinquere, sarebbe veramente grato allo Stato.
Dei delitti di cui abbiamo appena parlato c’è una corrente di pensiero che è contro al diffondersi delle brutte notizie sui mass media, si ritiene che questo esporre diventi un mal esempio, e chi lo può negare? C’è una sorta di cortocircuito tra il legittimo interesse dei media e lo “strombazzare” delle notizie che più sono piccanti e più fanno effetto e il rendere pubblici ed evidenti ogni fattaccio che quotidianamente succede. Praticamente il nostro ordinamento è in posizione di difesa; noi cittadini per questo siamo grati ma continuiamo ad esigere di più.
Facciamola una riflessione: la situazione della criminalità diffusa, più o meno organizzata, quella che impedisce la libertà di muoversi a ogni cittadino quando vuole, quindi della inciviltà che genera, richiama, un impegno finanziario dello Stato che lo attinge alla fiscalità generale, in termini più prosaici “paga pantalone”. Vediamo come lo scenario sia un collo di bottiglia che mette in discussione i principi stessi del sistema democratico. Ho detto parole grosse, ma da dove si comincia per invertire la rotta? Non è facilissimo. Si sente spesso affermare: bisogna partire dall’educazione: chi può negarlo? Certo, se tutti i cittadini fossero più attenti nel vedere certi fatti o certe persone “dubbie”, senza fare gli spioni, ma tenessero un rapporto non impossibile ma con la discrezione del caso, verso gli incaricati dell’ordine pubblico, darebbero un piccolo contributo alla società.
Nel nostro Paese si è giunti a un punto che c’è molto bisogno di sicurezza; è solo un aspetto ma importantissimo: nelle nostre case, nelle nostre contrade, con la situazione di ormai numerosissime persone anziane come da poche altre parti, la malavita trova un terreno di coltura per le proprie malefatte, e non sempre le forze dell’ordine hanno il potere di anticipare questi fatti. Questo degli anziani è un problema molto grosso perché, da come stanno le cose, i nostri anziani sono una sorta di prigionieri, in casa e fuori casa.
Non ne siamo molto a conoscenza ma viene spontaneo pensarlo: la nostra organizzazione dello Stato su questi problemi della sicurezza avrà attinto alle migliori discipline che attuano i nostri altri Paesi europei in modo tale da trarre delle tecniche e dei comportamenti utili? La domanda può essere ritenuta ingenua, ma ci sta.
Ovvio che le categorie più giovani dovranno prendere coscienza di questo stato di cose, perché è sulle loro sensibilità che il Paese può più o meno marcare il grado di civiltà così prezioso.
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