Società e Intelligenza Artificiale

di Umberto Cogliati
Standard
AI_01

E’ “di moda” L’Intelligenza Artificiale (detta A.I.) e, se pure alla rinfusa, i più attenti hanno intravisto un rischio in questa innovativa tecnologia: che producesse, oltre all’indubbio progresso, un danno a carico delle fasce più deboli: quelli, molti, che vivono di lavoro e paga e che già oggi ma a regime, porterebbe la diminuzione di posti di lavoro e l’intuibile tragedia. Che dilemma! Fermare la scienza non si può ma si tratta di governarla con la saggezza dovuta.

L e voci già correvano e, in maniera sporadica e disordinata, si compendiavano nel principio secondo cui tutto il mondo più sensibile dovesse scendere in campo aperto e mettersi a discutere il grande fenomeno per individuare e proporre un modo di accedere all’A.I. non per contestarlo ma per dialogare con la “controparte” e difendere quel mezzo mondo che rischia del suo, In pratica da parte di un mondo filantropico, accademico, scolastico superiore, universitario, la scuola ispirata, la Chiesa stessa , il vasto mondo sindacale, ci si aspettava una reazione istantanea che si è notata flebilmente, fino al colpo da Maestro di Leone XIV che ha acceso una luce su tutto quel mondo che si renderà sensibile a quell’Autorità.

E qual è la ragione di questo segnale del Papa e che si può definire “fortuna”? Non per semplificare ma quell’Atto è sceso in un mondo che non dialoga più, allora quella provocazione assume un valore superiore.

Non dialogare più è un fenomeno sociale molto grave perché rende in modo più o meno generalizzato, le persone più singole e meno sociali.

Chi ha un ‘età matura ricorda come i luoghi di dialogo erano vari e numerosi e assortiti per tutte le età: le associazioni, i partiti, le ricorrenti scampagnate, gli oratori, i campetti del “balun”, le cantorie in chiesa, i circoli parrocchiali, cinema e teatri dilettanti, le funzioni religiose, i campionati di calcio, di pallavolo, di ping pong (e aggiungetene pure).

Qualcuno sarà citato a sproposito, ma è indubbio che, tolta la scuola per la quale si dovrebbe fare un’analisi a parte, sono venute a mancare le organizzazioni, che erano l’occasione, il veicolo, per mettere insieme le persone.

Il dialogo è la prima misura per fare crescere una comunità e il venir meno o quasi di questo,  rende le persone “singolarizzate” e in questo panorama nascono, sono nate, distorsioni della logica più comune: nelle più rare occasioni che le persone parlano  tra loro è presente questo effetto: si ritiene che la propria opinione sia o debba essere la regola, e lasciamo dov’è lo Stato di diritto.

E rifuggendo dal dialogo che cosa si è sostituito?

Gli smartphon, i social, e tutto quanto il panorama che offra una connessione. La situazione, anche a valutarla con generosità, fatta eccezione, ben si intende, alle utilità che quei mezzi offrono, la ridondanza e le occasioni specie di abuso ossia quando la mente è in parte ceduta a un tale strumento, si verifica che la misura che se ne fa nel quotidiano, la decide il mezzo elettronico e non la mente di chi lo utilizza.

E’ una questione non facile per porre un freno o una regola: di recente la questione ha interessato il mondo della scuola: il dilemma coincide con la possibilità di trattenere il telefonino in classe.

E’ uno dei problemi, ce ne sono ben altri, nessuno però potrà negare che il quadro non sempre è positivo ed è un problema che dà preoccupazioni.

Scrivi un tuo contributo