E’ Pasqua,…per tutti?

di Umberto Cogliati
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Siamo a Pasqua, anzi, alla Santa Pasqua, è l’evento che per i  credenti è il più importante della Fede; i nostri Maestri arrivano a dire se non ci fosse stata la Risurrezione la Fede in cui si crede sarebbe vana. E su questa verità non tange il fatto che i credenti medesimi apprezzino maggiormente altre ricorrenze, in primis il Natale. Si potrebbe andare oltre, la cattolicità è anzitutto Fede ma si esprime non poco anche nelle devozioni, ottime pratiche quando non vengano sostituite alla “centralità” di Dio.

Mi sto esprimendo come fosse un teologo, e non lo sono: perdonate.

Ho introdotto questi concetti perché mi aiutano per altro.Non vi è dubbio che la Fede, la religione cattolica è, in linea di principio tra quelle, non la sola, che propugnano il bene, i beni, dell’uomo:  la vita, la valorizzazione, la parità di ogni essere, non solo umano ma di tutto il creato. Poi questo eccellente quadro di principi, non sempre il mondo cattolico lo fa proprio nell’azione concreta, non riesce, pur non ricusandone nessuno.

Nello scenario di questi principi appena evocati, c’è sicuramente, e meno male, la contrarietà alla guerra, qualunque, peggio quella svolta, ne abbiamo tanti esempi, nel nome di Dio. Questo si accompagna al credo di altre religioni “pacifiche”, ma talune religioni del nome di Dio si abusano e quelle fedi vengono strumentalizzate per orrendi comportamenti “normalmente” di uomini contro uomini.

Ma è possibile, tollerabile, che delle menti umane accompagnate, sostenute, dal riferimento a Dio, si comportino in modo opposto. Basterebbe uno sguardo a quello che succede in Israele, a Gaza, nell’Iran sciita, e in quasi tutto il Medio Oriente, con lo spregiudicato intervento degli Stati Uniti, In Ucraina, stavolta con la prepotenza della Russia, per averne una visione repellente che ripugna alle coscienze oneste. Lì sono in campo Ebraismo, Musulmani sciiti e sunniti, cristiani ortodossi e altri piccoli gruppi religiosi che si alleano poco o tanto a coloro che si fanno la guerra. Notiamo come queste guerre , con tecnologia e armi moderne, siano le più potenti anche per ottenere: morti uccisi, morti per fame (bambini a migliaia) e deportati,  famiglie distrutte, orfani, civili innocenti, indigenza di ogni specie;  tutto questo al “coperto” del riferimento a Dio.

Questo, lo ricorderemo, nelle guerre del XXI° secolo: due guerre spaventose, la prima e la seconda guerra mondiale, e qui, è brutto ammetterlo, cristiani, in gran parte cattolici, che hanno lasciato sul terreno decine di migliaia di morti; e dopo questi disastri poche menti avvedute sono almeno riusciti a mettere l’assurdità dei precedenti e, da almeno 80 anni, solo in Europa occidentale non ci si ammazza più.

Ma la sorte attuale del mondo è angustiata da altri problemi che mettono in ginocchio l’umanità. Le nuove tecnologie, se non governate, stanno portando tipi nuovi di guerra: oggi queste tecnologie che nelle intenzioni si attivano per “migliorare” gli assetti produttivi in ogni settore, ma il risultato interferisce con le persone, tutte, e non potrebbero essere diversamente: questa interferenza, che fino a poco fa si dava per supposta, oggi, purtroppo la cronaca ne parla:  ci sono esempi che se anche si sentono poco,  l’allarme lo accendono: basterebbe una sola voce: il posto di lavoro.

Big-tech, algoritmi, intelligenza artificiale più o meno generativa, sono un panorama in veloce evoluzione ma il prodotto di queste “invenzioni” è irreversibile.

Allora che cosa fare?

Non c’è una ricetta, ma tutta la parte “saggia” del mondo che si rende conto del rischio che comporta questo divenire deve proporre un’alleanza, e non semplicemente per contrastare la scienza che sarebbe una battaglia persa in partenza, ma promuovere regole e atteggiamenti nuovi e diversi dalle abitudini storiche che oggi si rivelerebbero

Inadeguate, ma inventando forme grandi, si direbbe gigantesche, per determinare un dialogo di alto rango con la “controparte”. Tutti i soggetti che si rendono conto di ciò che la scienza sta offrendo con alti vantaggi ma anche con grandi rischi, per fare da contraltare dialogico in una forma che si renda autorevole, trovi modo di essere una voce unica per colloquiare con il divenire di queste importanti nuove forme di scienza e ne cerchino forme di intesa che consentano, nel limite del consentibile, di equilibrare il prossimo futuro con l’obiettivo di contenere il danno.

Gli uomini di buona volontà, i soggetti associati con fini filantropici, la Chiesa, la Scuola, tutta, compresa l’Università, Tutto questo mondo deve muoversi e darsi regole che siano nuove rispetto al presente e non si contraddicano tra loro. L’alternativa a questo impegno corre il rischio di “lasciare” che si produca una situazione che di fatto scinderebbe in due la società, tra chi trae benefici e “gli altri”.

Questo messaggio potrà sembrare una “predica” ma trae spunto dalla considerazione (che mi auguro sbagliata) che di fronte a questo divenire troppi soggetti siano al corrente senza reagire a quello che può succedere.

Allora la Santa Pasqua ci stimoli a leggere un bisogno molto importante per l’uomo comune e agire per limitarne gli effetti negativi che si annunciano.

Buona Pasqua a tutti!

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